Black     Pearl Jam

Ovvero di come potrei giurare che io ieri notte guidando sull’autostrada sia stato sorpassato da un motoscafo blu.

1)Racconto (?)

Lui aveva pochi capelli in testa.

Lei li tingeva di biondo come si notava dall’ampia ricrescita nera.

Lui aveva  un dente scheggiato come ricordo di una rissa da pub avvenuta il 7 dicembre del 1979.

Lei beveva molta birra e vodka al sabato sera nel discopub.

Lui era circonciso.

Lei aveva perso la verginità a sedici anni con un motociclista molto più grande.

Lui non lavorava proprio ogni giorno.

Lei integrava i pochi soldi che entravano con la pensione di sua madre e il sussidio statale.

Lui non aveva gusto nel vestire e indossava sempre un vecchio giubbotto di jeans sgualcito.

Lei stringeva i suoi grossi seni in corpetti due taglie più piccoli.

Lui ogni anno passava una settimana ad Amsterdam con il suo amico Philip che faceva il poliziotto.

Lei ogni estate andava a Ibiza con la sua amica Charize che faceva la shampista a Islington.

Lui non aveva mai mancato l’appuntamento con Amsterdam negli ultimi cinque anni.

Lei solo una volta aveva scelto un’isola greca dove però l’unico cazzo che aveva racimolato era quello di uno spaghetti minchiamoscia.

Lui giocava ai cavalli e guardava il calcio in TV.

Lei fumava un pacchetto di sigarette al giorno di cui molte davanti la TV.

Lui aveva  avuto poche donne, escludendo le prostitute.

Lei aveva avuto molti uomini.

Si conobbero una sera davanti un pub.

Lui le offrì della vodka.

Lei accettò.

Lui la invitò a casa sua.

Lei accettò.

Lui iniziò a spogliarsi difronte al letto.

Lei rise della fantasia dei suoi boxer.

Lui non fece una piega e tolse anche quelli.

Lei disse :" e tu chi pensi di poter soddisfare con quel microbo?"

Lui rispose :"Me stesso." e si mise a letto.

Sono passati ormai quattro anni da quella notte.

Pare che lui e lei stiano ancora felicemente insieme, si siano trasferiti a vivere da lui e che presto si sposeranno.

 

aurelianobuendia

 

 

 

Le Plat Pays                  Jacques Brel

Ovvero di come a Parigi la noia si chiami malinconia.

1)Resoconto di una due giorni francese Prima.  La attendevo seduto ai tavolini del Cafe de la Palette. Ho scelto questo posto in rue de Seine, vicino alla suola des Beaux Arts perchè so era frequentato da Cezanne e Picasso. Un mio vezzo un po snob.Altre volte avvo scelto il Bar Old Navy, era frequentato da Corso, però lo ammetto, il caffè era meno buono e non hanno le mie birre preferite. Lasciamoci guidare dal gusto.

Questi erano i miei pensieri quel pomeriggio. Ingannavo il tempo bevendo birre belghe d’abbazia e fumando sigarette rigorosamente francesi. Mi guardavo intorno con infinita calma. Il tutto era di una bellezza stordente, non si sa dove fermarsi con lo sguardo. Sono protetto dalle case circostanti qui, in questo slargo seicentesco che mi fa da filtro con il mondo.

Finalmente sei arrivata. Ancora un pò e probabilmente avrei ceduto all’abitudine francese di ordinare cozze con patate fritte. Sorridi. Mi piace il sorriso che fai quando mi vedi, mi rassicura. Il ensiero veloce e banale a descriversi di quanto tu sia bella mi attraversa in un attimo scaricando sensazioni piacevoli. Andiamo via.

Sei stretta nella tua giacca nera che contrasta con il colore acceso della sciarpa. Indossi un basco un po vezzoso. Te lo dico e mentre metti scherzosamente il broncio noto le gote rosse per il primo vento fresco della sera. Ti spiego le differenze tra la Riva Destra e Sinistra. Sono due mondi distinti. A destra la Parigi dei grandi boulevards, dell’Opera, dei Campi Elisi, dell’Hotel Ritz, ma anche di Place des Vosges e del Ghetto. A Sinistra la nostra Parigi, quella dei bar con sedie e tavolini di legno chiaro e gli osti con i baffoni.

Andiamo verso Carrefour Vavin, superando l’incrocio tra Raspail e Montparnasse. Lungo rue Vavin raggiungiamo i giardini di Louxembourg con i labirinto di siepi e il tricolore che svetta alto. Non resistiamo e corriamo tra le siepi a testa bassa accennando la Marsigliese verso la bandiera. I parigini ci guardano male.Siamo liberi. Ricordo come un fotogramma le sciarpe che svolazzano disordinate nella corsa. Ci coglie la sera.

2)Resoconto di una due giorni francese. Seconda. Torniamo verso Place Dauphine. Apro il portone che lascio richiudersi con fragore dietro  di noi. Saliamo velocemente le scale ed entriamo nel sottotetto. Ricordo di come hai lanciato la giacca nera sul divano e tirandoti indietro i capelli accendesti una sigaretta. Ti ho fatto segno di avvicinarti, qui vicino la finestra dove bisogna piegarsi per non sbattere contro le travi del controsoffitto.

La aprii. La brezza allontanava veloce i tuoi sbuffi di fumo. E fu così che ti indicai la città sottostante. Parigi immensa si estendeva ai nostri piedi. Era una Parigi leggera e limpida nell’insinuarsi di una sera di autunno inoltrato. Il mare dei tetti si stagliava con così estrema nitidezza che avremmo potuto contare i camini. A milioni.

L’aria si fermò. I monumenti visti da quassù sembrano navi alla fonda. Le alte alberature dei boulevard scomparivano nell’addio del sole.

Avvicinati, è quasi notte.

cRg

 

Immigrant Song    Led Zeppelin

Ovvero di come questo sarà un post scritto a quattro mani da me e un papa Ratzinger in versione inedita e ancora di come ai tempi del liceo, mentre i "compagni" avevano in camera il poster di Che Guevara, io attaccavo foto di Uolter Veltroni,prendendomi l’appellativo di "riformista di merda"e "socialdemocratico del cazzo".

1)Racconto o "dello sdolcinato mondo" Non pioveva. C’era quindi nell’ aria qualcosa di diverso. Quella sera non pioveva. Solitamente mi piace la pioggia. Non solo guardarla o ascoltarla, ma sguazzarci  dentro. Infantilmente. Inzupparmi, correre, saltare nelle pozzanghere, baciarla. Ma non in quei giorni. In quei giorni mi infastidiva. Questa pioggia che parlava. Che bussava sulle mie spalle. Che mi diceva quanto non volessi sentirmi dire. Questa dannata pioggia sincera

Ma quella sera, quella sera c’era silenzio. Quella sera non pioveva.

L’aria era pulita e i piedi scivolavano silenziosi sui sanpietrini ancora umidi. Non si camminava. si pattinava. Ci fermammo. La ragazza mi prese per i capelli, sulla nuca, e vi infilò  e ci intrecciò le sue fredde dita. Fui percorso da un brivido. Nuca, collo,  correva lungo la spina dorsale saltando di vertebra in vertebra come giocando,  sino al bacino e ancora più giù fino a sentirmi le ginocchia molli.

Ci sedemmo e lei lesta e femminile mi scivolò sulle ginocchia. Adesso potevo guardarle il viso. Le labbra , le guancie lievemente colorite dalla brezza notturna e gli occhi. Gli occhi neri e profondi come quei  buchi che i pescatori nordici scavano nel ghiaccio artico.  Le passai il pollice sul mento, seguendo la mascella sino alla curva morbida dell’orecchio. Avvicinai il mio naso al suo  e cercai la sua pelle.  Le sue dita, pizzicavano, graffiavano su di me

La sentivo sorridere sotto le mie labbra.

2)Rido. Ieri sera, mentre ero a letto ricevo un messaggio. ebbene si, continua la saga di valeriamarini. Leggo quanto scrive e scoppio in una fragorosa e solitaria risata. Ho riso di gusto, non riuscivo a fermarmi. Più rileggevo e più ridevo  rigirandomi fra le lenzuola. Lo trascrivo " dimmi cosa cambia se si è amati e non si ama e se si ama e non si è amati cosa cambia? Dimmi cosa resta di un amore senza fine ed un finale senza amore cosa resta?"

Scopro solo in seguito che è Adriano Celentano il mandante delle cazzate che scrive. Rispondo "obladì obladà è tutta mia la città". Così tanto per sottolineare che ad anni ’60 son ferrato anche io. Lei non coglie. 

Giusto per tenervi aggiornati, scrive anche che " vorrebbe legarsi a me indissolubilmente".  Eh? Come dici? Appello pubblico "come me la scollo?"

cRg

 

 

Corvus Corax       In Taberna
Ovvero di come lei mi è apparsa mentre lentamente mangiava fragole e ciliegie in modo decisamente sensuale.
1)Racconto
CAPITOLO I
Il grande orologio verde a parete, in cucina, segnava le 23.00. Su tavolo dal pianale di cristallo v erano ancora gli avanzi della cena. Bagliori blu provenivano dalla stanza accanto. C’è una televisione accesa su un vecchio film in bianco e nero. Il volume è molto basso. Sulla poltrona foderata di verde Gabriele dorme. Non aveva prestato attenzione al film. Anzi si era dedicato allo strapparsi il peli dal naso. Gli piaceva quella sottile puntura, quel piccolo dolore che sentiva quando il pelo veniva via. Ma il compiacimento più grande era un altro. L’osservazione del pelo. Tanto era più grande tanto più grande era la soddisfazione. Ma non contavano solo le dimensioni. Quanto anche la grandezza della radice. Quel puntino bianco posto a una estremità del pelo mediante il quale questo si àncora alla mucosa interna. Una radice di discreta grandezza unita a un pelo  di lunghezza “importante”. Questo si che gli dava quel sottile e consapevolmente schifoso compiacimento. Ma si era addormentato. Qualche bicchiere di troppo di Nero d’Avola, il suo vino preferito, sicuramente aveva aiutato.
Il vento fresco che penetrava dalla finestra spalancata addolcendo la notte estiva, rendeva tutto più piacevole.
Ma il telefono iniziò a squillare insistente. Una volta, due, uno squillo ancora. Gabriele aprì gli occhi e cercò faticosamente di focalizzare la situazione. Si alzò e a piedi nudi andò verso il corridoio. Ma prima di alzare la cornetta sfilò una sigaretta dal pacchetto di Lucky Strike poggiate vicino il telefono accendendola mentre rispondeva.
-Pronto? Oh sei tu Anna..
No non dormivo non mi disturbi Ma c’è qualche problema?
Ah hai litigato ancora con tuo marito. Se vengo da te? Ma è tardi sono stanco
D’accordo però non piangere dai vengo subito. Si, si vengo subito.. prendo la macchina e corro da te.
Messo giù il telefono Gabriele sbuffò e allungò lo sguardo verso il grande orologio che campeggiava su una parete della cucina. Spense la sigaretta, infilò un paio di pantaloni e prendendo chiavi e sigarette uscì di casa piuttosto contrariato.
In strada c’era silenzio e la solita brezza fresca. Si avvicinò alla sua macchina e notò una lunga riga su di una fiancata e un bigliettino, un post-it:”Se parcheggi ancora qui te rompo er culo” Non poteva credere a quanto leggeva. Appallottolò il biglietto e montò in auto maledicendo i telefoni.
Per fortuna un mercoledì sera a quell’ora per strada non c’è traffico e Gabriele iniziò a rilassarsi anche perché alla radio passavano una di quelle vecchie canzoni italiane degli anni ‘60 che tutti conosciamo a memoria e alle quali pensiamo sempre con un sorriso di compiacimento.
Ormai cantava ad alta voce quando a un certo punto la macchina ebbe un sobbalzo. Si fermò di colpo, spense il motore e scese.
Un uomo era disteso sull’asfalto. Gabriele quasi in lacrime, terrorizzato gli si avvicinò per verificare le sue condizioni. “adesso mi avvicino e si rialza,mi avvicino e si rialza . Che mi levino la patente che mi facciano pagare una multa infinita ma cristosantostrisciante fa che non sia morto” pensava. Quando gli fu vicino l’uomo gli puntò una pistola a pochi centimetri dal viso e disse – << Ma no no non si preoccupi! E solo un graffio vede? Si tranquillizzi!>> All’uomo certamente non mancava l’ironia. <<Guarda guarda ti faccio vedere>> Cercò di sollevare una gamba dei pantaloni per mostrare il graffio e non riuscendoci con una mano, mise la pistola tra i denti e finalmente sollevò un po’ i pantaloni di un orrido colore arancione. << Uh no, forse questo e dell’incidente passato, ma vabbene dai non importa>>
Gabriele ci capiva veramente poco ma nonostante l’uomo avesse una pistola disse 
-<<Guardi mi dispiace, fortunatamente non si è fatto male>>
-<<Ma cosa dici, anzi hai fatto un ottimo lavoro!>>
-<<Ma ma, io l ho appena investita>>
-<<E allora?>>
-<<E allora?>> rispose Gabriele sempre più stupito
-<<E allora non vedo il problema. Perché tu si? C’è qualche problema? Non ne vedo. Problema? Problema dove sei? Non rispondi? Non ci sei?>> sorrise a Gabriele e aggiunse <<Mi sei simpatico ragazzo. Davvero. Mi piaci>>
Gabriele tentò di dire qualcosa ma fu subito zittito dall’uomo <<Si si mi hai investito come mi hanno investito la settimana scorsa e quella prima e ancora prima; devo continuare? >>
-<<E perché mi sta puntando una pistola?>>
-<<Ti credevo un tipo sveglio ma mi deludi. Ahh non ci sono più i ragazzi di un tempo. Mi piange il cuore nel vedervi così>>
Così dicendo abbassò la testa come se fosse realmente dispiaciuto. La rialzò di scatto e disse velocemente :<<Ma è ovvio che adesso ti porterò via la macchina>>
Gabriele, lo guardò salire sulla sua auto , avviarla e iniziare a muoversi, quando si fermò bruscamente. Il rapinatore scese corse verso di lui e sempre puntandogli la pistola disse:
-          <<Dai dai che quasi dimenticavo, Su dammi il portafogli>>
-          <<La prego i soldi no>>
-          <<Non ho tempo da perdere e ho fretta>> disse alzando la voce.
 Gabriele non potè far altro che consegnare il portafogli e non appena questo fu nelle mani del rapinatore vide il calcio della pistola arrivargli sulla fronte. Un dolore acuto e cadde a terra privo di sensi.
 
CAPITOLO II
La casa sapeva di muffa,umidità e squallore diffuso. Immondizia traboccava da alcune buste gettate vicino l’ingresso. Le luci sono spente ma il silenzio è interrotto da una voce maschile:
-<< Visto te lo dicevo io che c’era.>> Era una voce anziana, a cui rispose un’altra voce anziana, questa volta era una donna:
-<<Ma stai zitto Natale, sempre a parlare sempre a lamentarti>>
-<<Angelica, non mi sembra male questo>>
Lei rispose con tono irrisorio: -<< Si come quello della settimana scorsa>>
-<<Perché cos hai da lamentarti eh?>>
-<<Sono stata due settimane a let…>> -<<Shhhhh>> fu interrotta <<si sta svegliando>>
Gabriele steso su di un materasso, aprì gli occhi. Aveva un fortissimo mal di testa e non riusciva a focalizzare le figure che gli stavano di fronte.
-<< Giovanotto sta bene? Ma guarda quanto carino!>> fece la vecchia
-<<Stai zitta e aiutami a spostarlo piuttosto>>
Gabriele svenne nuovamente.
Si risvegliò circa un’ora più tardi. Il mal di testa era sopportabile adesso. Si passò una mano sugli occhi e si guardò intorno. Era adagiato su di un vecchio letto posto vicino ad una parete scrostata che chissà quanto tempo prima erano state dipinte di un giallo chiaro. C’era una finestra dagli infissi di legno e un vecchio mobile cadente nell’ angolo più lontano. Il tutto era rischiarato dalla luce fioca che filtrava dalla stanza adiacente. Gabriele si alzò e si avvicinò alla porta. Da quella posizione poteva intravedere ciò che avveniva nella stanza che capì essere la cucina e sentire distintamente le voci che vi provenivano.
-<<Troppo duro è troppo duro>> era la voce acuta della donna <<No ma tu insisti sempre,”prendiamolo prendiamolo” dici. Aveva ragione mia madre a dire che non avevi gusto>>
-<<Si si tua madre sempre tua madre. Io..>> rispose il marito <<io faccio questo laoro da quando avevo dodici anni. Io>>
-<<Sarà. Ma è duro. Duro e acidulo. Natale non sai cucinare ammettilo.>>
-<<Io nel 1943..>>
-<<E basta con questa storia della guerra Natale>>
-<<Zitta e fammi finire. Io nel 1943 andavo a prenderli su in montagna nei bunker. E non sai quanti erano e spesso li trovavo già a pezzettini e ci sfamavo tutta a famiglia>>
-<<Si si ma s lasciavi fare a me..>>
-<<Ma se lasciavo fare a te cosa? Ma cosa? Che l hai lasciato due giorni in frigorifero e saranno stati almeno 90 chilogrammi e tu, tu che non vuoi mai buttare via niente>>
-<<Non si butta via niente. E’ peccato>>
-<<Beh dai Angelica adesso vedremo com’è questo nuovo..>> e prendendo un lungo coltello sorrise alla moglie <<e vedi sia pronto per il pranzo della domenica. Ricorda che mi piace ripieno..>>
-<<Lo so lo so non ti lamentare sempre>> concluse la moglie mentre con un mestolo sollevava una mano umana dalla pentola che bolliva sul fuoco
Gabriele sebbene inorridito trovò la forza per lanciarsi di corsa verso la porta d’ingresso precipitarsi giù per le scale e giungere finalmente nuovamente in strada.
-<<Cazzo cazzo la polizia devo chiamare la polizia>> pensò toccandosi le tasche dei pantaloni finchè si ricordò di aver lasciato il telefono sul sedile della macchina. Cominciò a camminare per allontanarsi il più possibile dal palazzo da cui era fuggito, sempre più velocemente fino a correre per le strade.
Dopo aver percorso numerose stradine si trovò in una piazza. Un gruppo di teppisti stava picchiando un ubriaco, forse un barbone. Gabriele pensò di allontanarsi in silenzio, dopo quello che era successo quanto gliene poteva importare di quello che stava vedendo? Ma era troppo tardi , uno dei teppisti l aveva visto e gli si avvicinò velocemente puntandogli un grosso bastone.
-<<Ehi figlio di puttana m hai dato della testa di cazzo? Eh? M hai dato della testa di cazzo?>>
-<<Ma no..no..>>
-<<Testa di cazzo a me? Eh frocio?>>
Gabriele non pensò nemmeno a rispondere ma si voltò e iniziò a correre, veloce come mai aveva fatto , pensando che se se la sarebbe cavata questa volta avrebbe seriamente smesso di fumare.
Evidentemente aveva corso veramente veloce. Non era più inseguito. Sull’ altro lato della strada scorse un uomo di spalle. Vestiva con un lungo impermeabile, un’inusuale bombetta in testa e un ombrello.
Gabriele lo toccò su una spalla :
-<<Mi scusi,avrei bisogno di aiuto>>.
L’uomo, che intanto si era voltato rispose .
-<<Certo, la capisco benissimo, sono qui per questo>>
-<<No no le parlo seriamente, guardi no può immaginare cos’è successo. Bisogna chiamare la polizia>>
-<<Ma qui siamo al sicuro e lo sa perché?>>
Gabriele scosse la testa.
-<<Perché ho qui con me questo,l’ombrello. Quando accadrà io l’aprirò e qui sotto saremo al sicuro>>
-<<Ma che sta dicendo? Che cazzo d notte è questa? Cosa deve accadere?>>
-<<Cadranno le stelle. Questa notte. Ma c’è posto per entrambi sotto l’ombrello. Ci salveremo. Stia tranquillo.>>
Gabriele si sedette sul marciapiede, reggendosi la testa tra le mani e chiedendosi cosa succeesse, quasi piangendo ormai.
-<<Ma cosa fa piange? Ma pensi se invece dovesse piovere la Luna! Allora si che sarebbero guai per tutti! Non pensa? Su su non faccia il timido e venga a ripararsi>>
Gabriele si alzò di scatto e iniziò a correre via.
-<<Ma dove va? Le stelle…>>
Ma Gabriele correva. Questa volta non voleva più fermarsi. No non si sarebbe fermato, avrebbe corso…
Tuttavia stremato dalla fatica si lasciò cadere sui gradini antistanti un grande portone di legno e qui si addormentò.
CAPITOLO III
Ormai era giorno. Dal portone provenne uno scatto secco e si aprì.
-<<Ma Gabriele che ci fai qui?>> era Anna. Si chinò per svegliarlo.
-<<Gabriele stai bene? Cos’è successo?>>
Si svegliò,indolenzito, e si mise a sedere.
-<<Oh Anna ma tu che ci fai qui?>>
-<<Beh questa è casa mia non ricordi?Ma cosa è successo?>>
-<<Ma ero venuto per te. Non ricordi? Me l hai chiesto tu..ma poi..>>
Anna lo interruppe bruscamente
-<<si si ma io e mio marito poi abbiamo fatto pace, in fondo non era nulla, una sciocchezza. Ma sai come sono fatta, esagero sempre! Non sapevo bene come fare e ti ho chiamato. Comunque potevi citofonare, non avresti disturbato. Uh ma scusami che scema è tardissimo devo scappare a lavoro. Ciao Gabriele…>>
-<<Anna, Anna aspetta>>
-<<Si? Cosa c’è?>>
-<<Hai una sigaretta?>>
cierregi

Ricomincio a scrivere perchè qualcuna è tornata. Perchè qualcun’altra è andata via. Perchè violetskin pressa.

California uber alles    Dead Kennedys

Ovvero di come mi chieda :"E se invece Dio credesse me?"; e di come presto mi risponda che non è possibile.

Dizionario del Drogato Consapevole

P come POPPER Chimicamente nitrito di amile. In caso di attacchi di angina pectoris, medicamento d’urgenza. E’ un liquido molto volatile contenuto in boccette, letale se ingerito. Si diffonde negli anni Sessanta nella comunità gay di San Francisco come stimolatore dell’orgasmo. I "maestri" si cimentano nel difficile sincronismo inalazione/orgasmo.

1)Come si dice in televisione:Da una storia vera. Tardo pomeriggio di giugno, aspettavo lungo la strada fumando nervosamente e senza gusto. Dovevamo andare a prendere una grossa quantità d’erba e sarebbe toccato a me guidare. Avevo la patente da soli due giorni.Arrivano le due persone che aspettavo, salutano ed entrano nella mia auto. Sono tranquilli e di buon umore. E’ così che dovrei essere io. Invece guido lentamente, legnoso e insicuro. E sudo. Maledico il caldo. Uno dei due compagni di viaggio tira fuori una bottiglia di vino rosso. <<Porcoddio, ecco, solo questa mancava. Qui va tutto a puttane si, tutto a puttane, finiamo al gabbio>> , mi limito a non dire.

Ma adesso pensateci, avete mai provato ad aprire una bottiglia di vino in una macchina che procede mal guidata lungo gli stretti e tortuosi tornanti di una strada che si inerpica verso le montagne? E inoltre senza l’apposito apribottiglie?  No? Bene. Basta trovare sotto un sedile un ombrello, di quei vecchi ombrelli neri con la lunga punta in legno. Ecco adesso basta tener ferma la bottiglia coi piedi e spingere con forza la punta dell’ombrello sul tappo di sughero fino a mandarlo all’interno della bottiglia.

Bevono. Bevo anche io mentre guido. La bottiglia ormai vuota finisce per schiantarsi in mille pezzi scagliata dalla macchina contro un grosso masso sul bordostrada. Intanto accosto, faccio guidare uno di loro. Io son troppo nervoso. E ubriaco. Poco dopo giungiamo sul luogo dell’appuntamento col nostro contatto. E gia là e dallo scooter fa segno di seguirlo. Passiamo per le strette vie del borgo medievale fino a raggiungere un grande spiazzo antistante il cimitero. Il sole sta calando dietro le montagne. L ‘atmosfera è quantomeno surreale  Scendiamo dall’auto e ci dice di aspettarlo mentre si avvia ad oltrepassare il cancello del cimitero.. Mentre fumiamo qualche sigaretta, ci avviciniamo curiosi di quello che sta facendo. Si avvicina ad una cappella e vi entra. Sposta la lapide crepata, o meglio ne toglie completamente una parte. Infila la mano nel loculo e  ne tira fuori du egrossi sacchetti di marijuana. dopo aver richiuso la lapide, ci guarda, sorride sdentato e li lancia nelle nostre mani. Li guardiamo  soddisfatti. Una voce dice <<E fa na canna….>>

Solo due parole per descrivere il ritorno. Paura e Delirio.

2)Ricordi più o meno blues.  Teatro M. , selezioni regionali del Pistoia Blues. Ricordi della serata: a) i migliori sono sicuramente i già conosciuti Miss Fraulein di Cosenza, anche se ci si chiede cosa centrino col blues.             b) –Lei: "Gira! Giraaa!"  –Io " E si che l ho vista la curva"  Lei "Si ma io non ti vedo curvare!"  c)–Lei:"Potresti evitare di fermarti sotto TUTTI i pannelli segnaletici e guardarli come un vecchio?"   d)–Lei:" Perchè prendi questa strada scusa?" Io:" Perchè di qua c è una curva che mi piace fare. Sono irritante vero?"

cRg.

 

Personal Jesus     Depeche Mode

Ovvero di come il Dottor Freud mi ha detto che scimmie così verdi come le mie nei sogni  della gente lui non ne ha viste mai

Dizionario del Drogato Consapevole

M come METEDRINA. Amfetamina. Toglie la sensazione di fame di sete e di fatica consentendo di sopportare sforzi prolungati. Fino agli anni settanta era di libera vendita e largamente usata. Veniva anche assunta durante le cure dimagranti  causando nel tempo i primi sintomi da dipendenza dalle amfetamine. Aneddoto: Geoffrey era un conghista  di New York, suonò tra gli altri con Tito Puente, e s abbuffava di metedrina anche quando era solo a casa per provare. In una di queste occasioni sentì bussare alla finestra di casa. Si voltò e riconobbe il viso di Paul , un suo collega. Fece un cenno di saluto e tornò a suonare. dopo un pò pensò  che forse avrebbe dovuto aprire all’amico che non smetteva di bussare. Si avvicinò alla finestra e vide che il volto non era di Paul ma di un poliziotto con intenzioni per niente amichevoli. Terrorizzato di nascose nel bagno  aspettando che andasse via. Solo dopo tre lunghe e angoscianti ore si ricordò di abitare al ventesimo piano di un grattacielo.

1)Racconto (?). Esterno notte.  Lo vedo da quissù, dalla mia finestra. Lui aspettava l’autobus. Aveva una vecchia sacca nera sulle spalle e un altro zaino poggiato a terra, sull’asfalto della pensilina. Attendeva, gustando il silenzio di un’ ora che il sabato sera è assolutamente tranquilla. Troppo presto ancora per catapultarsi fuori casa alla ricerca di divertimento il più delle volte noioso. Guardandosi intorno vedeva ferme luci gialle provenire dalle finestre dei palazzi che lo circondavano. Pensava alle persone in quelle case, sedute a cena intorno ad un tavolo. La televisione probabilmente accesa su qualche rumoroso omino post telegiornale. Un pastore delle pecore televisive. Lui parla,scalpita, urla. Il gregge consuma il suo pasto serale. Dalla sua pensilina immagina l omino catodico sudare sprizzante bagliori blu televisivi.

Fu distolto da questi pensieri da una folata di vento freddo accompagnata da un fruscio ora lontano ora vicino. Già altre volte aveva percepito questa atmosfera. Pregustava qualunque cosa sarebbe successa nei secondi successivi. No, sapeva bene che non era nè una qualche persona che sopraggiungeva nè qualche gatto spaventato. Conosceva bene quella sensazione. L’aveva vissuta. Questa è la sensazione che danno gli spiriti neri.. Ed eccola, era già dietro di lui. Vestita di drappi neri che continuavano a dare quel fruscio che ne aveva preannunciato l’arrivo. Leri, lo spirito nero, aveva la pelle chiara. Non vide i suoi lineamenti. Gli spiriti neri non li mostrano, ma ti concedono di percepirli dentro te stesso, in modo che il sistema neurale trasmetta le opportune sensazioni chimiche al cervello , senza che tuttavia nessuna immagine abbia attraversato la retina.

Lei sorrise. Splendida. Candida. Virginea. Consapevole del suo potere.Gli chiese una sigaretta. Rimasero qualche lungo (o breve?) minuto a sbuffare fumo vicini. Amandosi. Di un amore che già qualche minuto dopo sarebbe divenuto irripetibile e quindi inutile da proseguirsi nel tempo. Riuscirono, il ragazzo e lo spirito nero ad assaporare l’istante.

2)Note. Queste qui sopra son magari  due righe del cavolo e anche  scritte male. Ma volevano descrivere un desiderio e una sensazione. Ho cominciato ad appuntarle sull autobus, subito dopo l’incontro con lo spirito nero. Ringrazio la persona che mi ha consigliato di scrivere qualcosa sull’episodio. Spero si ricordi e che si riconosca. Infine il titolo,  Esterno Notte. Ho immaginato la scena come se fosse  vista da un osservatore in alto. Uno spettatore. Per questo il doppio riferimento cinematofrafico nel titolo. Quali sono i due riferimenti? Un racconto personalizzato in regalo a chi li coglie.

3)Boom Boom Boom. Io alle feste non mi diverto. Si è proprio così come leggete. Direte  che feste? Beh mettete un buon numero di ventenni in un appartamento che bevono, fumano e i più fortunati scopano. Forse qualche anno fa mi ci divertivo anche. Ma adesso non più. Io odio le feste. Le rifuggo. Magari mi trovo a pensare: " adesso bevo qualcosa, mi alleggerisco la testa, fotto il Super-Io e mi divertirò".

Ma col cazzo.

Mi trovate seduto da qualche parte a fumare sigarette una dopo l altra maledicendo il momento in cui ne vedo restare solo due nel pacchetto. E’ il momento in cui mi sento eprduto e penso "Quando finiranno cosa farò?". E nè son sollevato se qualcuna si avvicina e interrompe questo mio isolamento. No affatto. Mi annoia proprio se qualcuna inizia a parlarmi, a far domande e ancora peggio se mi chiede il motivo per il quale non partecipo. Vorrei sparisse, andasse a divertirsi. Non preoccuparti, va a divertirti, io ti guardo. Fumo, bevo qualcosa da solo, sto bene davvero, vai vai…

Il momento migliore è quando posso chiudermi al cesso. Sapete com’ è, la necessità di farsi una lunga e calda pisciata, vomitare, queste cose così.  Bene. Cerco di prolungare il più possibile questi momenti di vera solitudine giustificata. Mi guardo allo specchio, mi piace vedere la mia faccia arrossata dall’alcool. Soffio del fumo verso la mia immagine e sorrido. Si, il mozzicone di sigaretta pende dalle labbra. Mi guardo ancora una volta allo specchio. Noto, come spesso, che nonostante di certo non sia un bel ragazzo, ho delle belle labbra. Le guardo. Mi piacciono le mie labbra. Aspetto che la sigaretta si consumi ancora un pò. La prendo tra le dita la guardo, la rimetto tra le labbra, un ultimo tiro e la schicchero abilmente nell’acqua. Mi godo lo SHHHHHHHHT  del mozzicone che si spegne prima di tirare lo sciacquone.

Saran passati due minuti, ma sicuramente i due minuti migliori della serata

4)Note II. Al punto 3), terza riga. Qualcuno noterà l”"anche" alla fine di una frase. O almeno lo spero perchè l ho scritto appositamente.

5) Cinema.cinemae. Era da tanto che m ero ripromesso di farlo. Vedere  Paz!. Ma  chissà per quale strano motivo non volevo vederlo da solo. Volevo condividerlo. A volte la mia mente si crea stupide fissazioni. Adesso finalmente l ho visto. da solo. e sono lo stesso soddisfatto.   Oltre Paz!, dopo qualche anno, ho rivisto Pulp Fiction. Mia Wallace. Si Mia Wallace per mè rappresenta il fascino. Forse un idealizzazione.-  E mi manca. Strana sensazione questa. Il sentir mancare una cosa che   forse  non esiste o che più probabilmente non si può avere.  Beh, nemmeno Vincent Vega nel film, per un  motivo più grande di lui, può averla

6)Scoperte. Pare, da recentissimi studi , che Gesù sia resuscitato il giorno di Pasquetta.

cRg

 

 

 

 

Heroin      Velvet  Underground

Ovvero di come oggi ho avuto la conferma che nella vita, dove tutti noi recitiamo un ruolo, a me  fu assegnato il personaggio dell sfigato, e di come  il signor Stanislawsky è un dilettante nei miei confronti

Dizionario del Drogato Consapevole

L come LEARY TIMOTHY. Detto anche "il Dottore", in assoluto il padre della cultura psichedelica. Iniziato all’ LSD nel 1962, poco dopo fu espulso da Harvard, e si dice reagì con questa frase e un’alzata di spalle "L’LSD è molto più importante di Harvard. Ha spartito la vita con William Burroughs, Aldous Huxley, Jerry Garcia, Neal Cassidy, Allen Ginsberg, ken Kesey, Albert Hoffmann. Vita ovviamente avventurosa, guai con la giustizia, fughe cinematografiche dal carcere [San Luis Obispo]. Scive nel suo "Manuale sull’uso dell’LSD:<<Lì esperienza psichedelica, nella sua successione di morte  e rinascita, è molto simile al momento del trapasso>>. Nel 1995 aprì un sito internet in attesa della morte per cancro alla prostata di cui disse "Non è meraviglioso?" e "Chi muore di morte naturale è solamente un’altra vittima del suicidio collettivo somministrato dallo stato.  Il modo in cui scegli di morire ha invece conseguenze spirituali molto più grandi del modo in cui hai vissuto. Si spense il 31 maggio del 1996.

1)Racconto Il mio nome è Mike e sto per entrare in un bar. Un gesto comune,come avviene ogni giorno: Ebbene si, affogo il disastro della mia vita in squallidi bar maleodoranti. Lavoro? No quasi mai . Solo saltuarimanente. Il mese scorso ho lavorato giù a Detroit per la compagnia ferroviaria. Dodici ore al giorno sotto il sole coente a sudare alcool. Quell’alcool che ingurgitavamo la sera,nelle piccole baracche di legno, sempre troppo piccole, che ci ospitavano a gruppi di dieci. E il vino ci veniva detratto dalla paga.

Lo compravamo allo spaccio, che poi non era che una baracca un pò più grande adibita all’ uso. Un giorno mentre compravo una bottiglia, vidi in cima alle scale Francine. Avrà avuto nemmeno  sedici anni, corpo da donna ma viso da bambina. Francine faceva la puttana. Misi il vino nella sacca e salii le scale e vi giuro che anche uno come me ebbe dei dubbi su quello che stava per fare. Ma scaccia subito i dubbi dalla mia mente. se non con me con quanti altri? quello che ancora non sapeva lo imparerà anche tra le mi braccia pensavo. Con l’esperienza affinerà le capacità. Non faccio nulla di male. E fu cos’ che la scopai. Ci tornsvo due volte a settimana. fatto sta che tra vino e Francine, mi ritrovai alla fine del lavoro con meno soldi di quando ero arrivato. Ma ero sopravvissuto un mese. Quelli come me pensano così.

Ma niente più ricordi adesso.

Ci sono sette sgabelli tutti liberi. Mi siedo sul quarto. Al centro. Tre a destra e tre a sinistra, e ordino al barista un whiskey allungato con acqua. Chiedo sempre lo stesso. Lo so, sono noioso anche nelle piccole cose. ero convinto che non ci fosse nessuno nel bar, invece mi si avvicina un vecchio probabilmente seduto in qualche tavolo in penombra. Ha gli occhietti piccoli incavati sotto larghe sopracciglia, quasi calvo, e una folta peluria gli si intravede nelle narici.

<<Bestie se ne è andata>>

<<Avrà avuto i suoi motivo>> rispondo noncurante

<<Io amavo Betsie. L’amavo e lei è andata via>>

<<Le donne son tutte troie piantagrane. Non hai perso niente>>

<<Betsie era meno troia piantagrane delle altre. La mia Betsie. E’ tornata a casa e mi ha detto così: Me ne vado, amo un altro uomo.>>

<<Visto?Avevo ragione, troie piantagrane>>

 

Il vecchio tornò a sedersi sul tavolino in fondo alla stanza e chinò la testa sul petto.                                                                                                    

   <<Povero stronzo>> dissi piano

ma nemmeno a me andava bene con le donne, L’ultima se ne era andata da poco, diceva che non avevo ambizioni, che non pensavo a noi due, che non aprivo la mia mente.

<<Chissà dove leggi tutte quest stronzate>> le dissi <<Magari in uno di quesi tuoi giornali per donne>>

<<Cazzi miei dove l ho letto>> mi rispose << Fatto sta che ho ragione>>

Disse questo, mise le sue cose nella vechia valigia e andò via. Non obiettai nemmeno sul fatto che la valigia fosse mia. Ne avevo abbastanza. Forse, mi direte, se tu fossi un buon americano andresti da uno strizzacervelli. Ma io non sono un buon americano. Anzi penso che se lo fossi non avrei nemmeno di questi problemi. I buoni americani non hanno problemi. Hanno un buon lavoro, una donna da scopare e l’erba da tagliare nel giardino. Eppure una volta pensai di andare da un medico. Quello che mi era successo mi aveva colpito.

Fu un paio di mesi fa. Ero senza soldi da settimane e decisi di rapinare una di quelle villette lungo la strada per Big Sur.                                                    Poco dopo la mezzanotte mi avvicinai ad una finestra sul retro coperta dagli alberi e armeggiai una buona mezz’ora con del fil di ferro per aprirla dall’esterno. Non ero affatto pratico. Non appena entrai fui sorpreso dal padrone di casa, ma anni di vita in strada mi aiutarono ad immobilizzarlo abilmente. Gli premetti la lama di piatto sulla gola. Ecco io sapevo che quando si intraprende un lavoro serio come una rapina, l’omicidio è un eventualità che bisogna calcolare. Ma quella volta non occorreva affatto.                                                                                                                                   Eppure, nemmeno un minuto dopo,. la sua gola gorgogliava sangue sulle mie scarpe. Era ancora vivo. Non so dirvi cosa mi successe. Lo trascinai verso la parete adagiandolo contro un termosifone e gli levai la camicia. Presi un grosso posacenere dal tavolo e lo colpii ripetutamente sul cranio. I colpi facevano un rumore sordo e subito il muro si lordò di schizzi di sangue. Infierivo con rabbia. Una sostanza grigia fuoriusciva dalla ferita, sangue sgorgava dal naso e dalle orecchie. Defecò per riflesso involontario.  Iniziai a vomitare ma non mi fermai. infilai la lama nel torace sentendola colpire una delle sue costole provocando uno stridio di ferro su osso come delle unghie su una lavagna. Proseguii spingendo la lama verso il basso fin quando le viscere e la merda non gli sgorgarono fuori sul pavimento. Quindi gli presi il portafogli e poco altro  e andai via. I soldi mi bastarono appena per comprare qualche vestito nuovo e le scarpe visto che quelli che usavo erano terribilmente imbrattati di vomito e sangue rappreso

Ma adesso ho finito il  mio whiskey e poichè non c è nessuno ad offrirmene un secondo, mi arrotolo una sigaretta e vado via.

 

2)Note a) le frasi in grassetto del racconto sono una citazione della "Città vecchia " di Fabrizio de Andrè  b) l’autore del racconto  non pensa affatto che le donne siano "troie piantagrane"

cRg

 

Il vino     Piero Ciampi

Ovvero di come tutto quello che mi sta succedendo è decisamente strano ma per il momento anche decisamente bello.

Dizionario del Drogato Consapevole

F come Filmore. O meglio Filmore Auditorium, situato in Filmore Avenue, San Francisco. Dal 1963 al 1966 si tennero ogni settimana  gli Acid Test organizzati da Timothy Leary e Ken Kesey. Sottofondo di acid rock, luci stroboscopiche, distribuzione massiccia di LSD. Kesey successivamente portò gli Acid Test su quattro ruote, viaggiando per gli USAa bordo del attrezzato Magic Bus [al volante Neal Cassidy] Posteggiava, stampava i volantini e preparava i beveroni a base di succo  d’ arancia e LSD , l Electric Kool Aid). Il 6 ottobre 1966, l LSD diviene illegale e l ultimo Be-In puoòvantare inviti firmati da Leary, Ginsberg, Rubin e Ferlinghetti. [adattato da Pino Corrias]

1) Racconto. La sensazione di calore salì lentamente a partire dalle dita dei piedi. Ho i piedi generalmente freddi sapete? E’ una di quelle cose che infastidisce terribilmente le ragazze quando siamo a letto insieme. Ma questo capita sempre più raramente. Non sono il classico tipo di bell’aspetto. E non ho nemmeno un gran cazzo tra le gambe, cosa che potrebbe mettere in secondo piano il fatto di non essere bello.Secondo me la causa di questo è che sono nato in un fottuto buco freddo e adesso lavoro al magazzino di spedizioni Farrelly. Il posto più freddo di questa maledetta città. Non è un lavoro pesante, o almeno non è di quelli in cui devi scaricare carcasse sanguinolente di animale da un camion gelido ad una cella frigorifera  e alla sera hai le ossa rotte e puzzi di sangue. E nemmeno devo far pompini a ricchi poeti froci. devo solo fare qualche pulizia e alzare la cornetta ogniqualvolta squilla il telefono e dire fregnacce come "No Jeff è fuori per le consegne" oppure "Chiamate più tardi non posso aiutarla".  Questa era la mia vita. Rispondere al telefono, e poi ronzare intorno a qualche bar, bevendo qualcosa con altri stronzi malcagati dalla vita come me.

Ho poi un attitudine tutta particolare a mettermi nei guai come quella volta che mi svegliai dolorante e vidi davanti a me un paio di occhietti porcini rintanati in un viso che avrei potuto trovare simpatico se non lo sapessi appartenere ad una gran testa di cazzo che perdipiù voleva tagliarmi l uccello con una mannaia ancora rappresa di sangue.  comunque se son qui a raccontarvelo me la cavai. E piuttosto bene anche. La mannaia non finì per tranciarmi l’uccello ma finì in mezzo alla sua fronte calva. Ricordo che l occhio gli sgusciò fuori e cadde nel taschino della giacca. io lo trovo divertente. Al bar lo racconto spesso.  E poi non avevo nemmeno fatto niente di male.

Sua moglie lavorava in uno di quei localacci da quattro soldi. Si si proprio quelli con le cameriere ciabattanti vestite di rosa e dove puoi bere della birra e del caffè accompagnando patatine sempre troppo unte e bistecche sempre troppo vecchie.  Andò che lei si rifiutò di portarmi due bottiglie di birra fredde Lo trovava strano che vi devo dire. Insisteva che prima avrei dovuto berne una e poi ordinarne una seconda. Le dissi che avrei fatto come  voleva ma quando tornò con la seconda birra le feci trovare scritto su un tovagliolo  "let’ s go with me, my back door beauty". Beh lei se la prese e il marito venne a cercarmi. Il seguito già lo conoscete.

Adesso però andrò. Ho un sacco di fregnacce da raccontare giù al bar Mick mi mostrerà il suo Gerber Mini Magnum. Pare mi voglia raccontare di come ha sventrato il cane della signora Thompson.

2)Note.  a)let’ s go with me, my back door beauty: Letteralmente suonerebbe come  "bonazza da sveltina", "bellezza della porta sul retro". In inglese però è più sottile per il doppio senso di "back door"   b)Gerber Mini Magnum. Il coltello preferito dai mercenari americani.

Carlos Romilar Gutierrez

Mi sono innamorato di te     Luigi Tenco

Ovvero di come sono giunto a conclusione che la caratteristica migliore del nuovo film di Benigni è che fortunatamente Nicoletta Braschi è in coma e di conseguenza non parla.

Dizionario del Drogato Consapevole

D come DRAMAMINA: cardiotonico utilizzato  nei soggetti affetti da morbo di Parkinson. Vedi anche omonima canzone dei Modest Mouse.

Aveva organizzato tutto lui per telefono.Non lo conoscevo ma sapevo fosse un uomo concreto. Uno scrittore concreto.

Gomma asfalto,asfalto gomma.Faro. Fari. Buio. Notte. Stridore di freni e Muddy Waters che interrompe il suo blues gonfio di roba dai microfoni dell’autoradio.

Lui viveva in riva al mare. Abbiamo bevuto e guardato i gabbiani, Grandissimi uccelli che volavano intorno senza sbattere le ali. BiancoNeroBianco.

Sua moglie beveva, lui parlava poco. era un uomo concreto. Sua moglie era molto bella e anche il modo in cui planavano i gabbiani era molto bello.

Poi venne l’alba,poi venne il sole, poi venne il giorno. Mi rimisi in auto e poco dopo ero sul divano di casa a fumare una sigaretta., Squillò il telefono. era la mia donna che mi aveva cercato tutta la notte, era arrabbiata , Le raccontai del planare dei gabbiani e dell’uomo concreto. lei mi chiese se per caso l’uomo concreto non avesse una moglie concreta e io le avessi ficcato dentro il mio cazzo. Le dissi di no. Avevo guardato i gabbiani. Poi riattaccai e andai a dormire. 

carlos "romilar" gutierrez