pamphlet
A me piace il Festival di Sanremo.
Certo, musicalmente è quanto peggio si produca in Italia e dal punto di vista di spettacolo televisivo è di una noia e approssimatezza tale che gli autori saranno quelli di Boris col supporto di Federico Moccia.
E aggiungiamo che ho dei gusti musicali non male.
Ma non importa, io amo il Festival di Sanremo perchè è una certezza,
perlomeno da quando non c’è più il Muro di Berlino.
Forse anche perchè si fa in febbraio che risaputamente è un mese di una inutilità sconcertante.
Non mi sognerei mai di guardarlo in televisione, se sentissi nuovamente Morandi cantare “C’era un ragazzo” credo rivedrei la mia posizione sulla guerra in Vietnam,
ma non posso fare a meno di leggerne sui giornali, di seguire il blog Castaldo/Assante,
di ascoltare le prese per il culo del Festival che si fanno in radio.
E’ che il Festival di Sanremo ci fa sentire migliori.
Mi diverto a ridere sentendo un panzone che di nome fa Shaggy cantare come quel tuo zio sbronzo
quando durante il matrimonio di un tuo cugino si mise a intonare Yesterday.
Il Festival di Sanremo è il mio guilty pleasure.
D’altronde c’è a chi piace farsi dare calci nelle palle, farsi frustare o graffettarsi le chiappe.
In quella settimana la televisione diventa una lavatrice con centrifuga.
Mischia tutto, dal cachemire alla merda.
E allora ci trovi Gigi d’Alessio duettare con Mickey Rourke femmina,
ci trovi un vecchio che pontifica e che ti fa capire quanto abbiano fatto bene
gente come un Battisti o Mina a dire basta a un certo punto.
Se non puoi morire giovane, fatti da parte.
Però poi ci trovi anche Patti Smith che canta Because the Night senza che poi parta Ghezzi in fuori sincrono.
E direte ” ancora sta canzone?”. Sì, però la senti dedicarla a Fred “Sonic” Smith (suvvia, date un’ascoltata agli Mc5 per la miseria!)
e allora quella vecchia abusata Because the Night ha un po’ un altro senso
e capisci che le migliori canzoni d’amore l’amore non lo citano mai ma esce fuori da solo.
Cachemire e merda.
Che è un po’ l’Italia.
Come quel pezzo degli Homo Sapiens che al tempo stesso
fa schifo ma che è al tempo stesso così irresistibile che il ritornello, vergogna tua, lo canti.
L’Italia che vince il festival di Berlino
e l’Italia che chiacchiera giorni sul tatuaggio inguinale di una tizia
che tutti abbiamo visto diciassettenne fare dei gran pompini.
